Sabatosanti: grazie a nome di tutti bambini che ...

gabriele sabatosanti

Nel seguito il testo integrale della relazione presentata dal Direttore Internazionale Gabriele Sabatosanti Scarpelli all’Assemblea del 65° Congresso Nazionale Lions 2017:

Cari Amici,

è per me un grande motivo di orgoglio avervi rappresentato come Direttore Internazionale all’interno del Board quale membro Commissione Convention, della Commissione Membership e della Commissione Audit, ed aver avuto l’opportunità di trasmettere in un contesto internazionale quelli che sono i valori del lionismo italiano, del profondo senso di solidarietà che fa parte della nostra tradizione e di mettere in luce quelli che sono i pregi della nostra realtà.

Ho raccolto molti consensi, molte espressioni di stima per il nostro lavoro, ma soprattutto ho raccolto un profondo senso di amicizia e di grande simpatia nei confronti della nazione che rappresentiamo.

Aspettiamoci una elevata partecipazione di lions alla Convention di Milano, dove sono convinto che riusciremo a mettere in mostra quei valori di ospitalità, cortesia e senso di accoglienza che ci appartengono.

Ho viaggiato molto, sono stato in quattro continenti, in molti paesi europei, dove ho avuto modo di emozionarmi e commuovermi nel cantare, talvolta solo insieme a Bianca, l’Inno di Mameli, mentre orgogliosamente sventolava il nostro tricolore.

Ed è proprio in quel momento che mi sentivo accanto a voi, appartenenti a quell’Italia, di cui tutti ci sentiamo figli, da cui è nato quello spirito patriottico che ci pervade e che ci fa fremere, quando ascoltiamo le note dell’inno nazionale.

Ma ho avuto anche l’opportunità di essere presente in tutti i distretti italiani, di aver parlato con molti soci, di aver condiviso esperienze, sensazioni, proposte, acquisendo un significativo bagaglio di informazioni da cui emerge in maniera evidente la necessità di individuare opportuni percorsi per rilanciare, alla vigilia del nostro secondo centenario, la nostra Associazione.

La Sede centrale ha avviato un programma, LCI Forward, per rivedere i nostri processi organizzativi, per migliorare la nostra attività di servizio, per incrementare la nostra membership, con un chiaro e ben definito obiettivo: essere in grado di aiutare dal 2021 200 milioni di persone all’anno.

Ci si chiede, in altri termini, di trasferire nella nostra attività di servizio quelle esperienze e quelle competenze che abbiamo acquisito nella nostra realtà professionale, individuando un percorso di tipo manageriale, attraverso un processo di qualità totale, massimizzando gli sforzi, distribuendo opportunamente le risorse, attivando progetti di marketing, migliorando i sistemi di comunicazione, avendo ben chiaro, una volta per tutto, gridandola ai quattro venti, che siamo qui per fare una cosa sola: servire.

Ma saremo in grado di rispondere al messaggio umanitario della nostra Associazione?

La risposta è sicuramente sì, perché siamo persone culturalmente preparate, decisamente inserite nelle strutture sociali, con obiettivi comuni.

Il problema è un altro soprattutto di naturale culturale, come facciamo a conciliare un obiettivo che prevede un coordinamento più centralizzato con l’autonomia dei club.

E’ necessario cominciare a far si che ciascuno rientri nei propri ruoli: le strutture distrettuali hanno il compito di impegnarsi a trasmettere al meglio quelle che sono le direttive del Lions Clubs International ed i clubs quello di assumersi la responsabilità di applicarle, non dimenticando che sono le strutture distrettuali che sono al servizio del club e non viceversa.

La via è quella della reciproca comprensione, siamo persone libere ed intelligenti per cui l’unico modo per coinvolgerci in un processo strutturato ed pianificato è l’approccio culturale.

Dobbiamo aver il coraggio di cambiare, di fare un passo indietro, avendo ben presente che non siamo lions per essere, ma siamo lions per fare.

Dobbiamo individuare nell’umiltà e nella perseveranza gli strumenti giusti per raggiungere i nostri scopi, sostituendo la parola devi con la parola puoi , l’io con il noi, convinti che i successi sono un patrimonio di tutti e non di pochi, smettendola di arenarci sulle questioni di principio ed impegnarsi per cercare insieme quei percorsi che rendano efficace la nostra attività.

Cominciamo a smetterla di accampare diritti, siano essi di ruolo, di funzione o territoriali, ma cominciamo a sottolineare che soprattutto abbiamo dei doveri, il dovere di servire, il dovere di essere elementi attivi nei confronti del bene della nostra comunità.

Aboliamo l’io, in tutte le sue forme, il lionismo non è una palestra per concretizzare i propri successi personali, non è un’occasione per mettersi in mostra.

Cerchiamo di essere meno autoreferenziali, guardando sempre più spesso al futuro, piuttosto che al presente, avendo ben chiaro che ciò che conta è di aver attivato quelle azioni che permettano agli altri di avere un domani migliore, indipendentemente da chi tali azioni ha proposto od avviato.

L’umiltà è un grande pregio, convinto come sono, che si ottiene di più chiedendo che pretendendo, mettendosi a disposizione che imponendo, partendo dal presupposto che siamo qui per servire e non per comandare.

Le gerarchie nella nostra associazione sono del tutto virtuali, dove non ci sono capi, ma ci sono leader, che non utilizzano la leva del comando o dei favoritismi per raggiungere i propri scopi, ma mettono in campo la loro esperienza e le loro capacità al servizio degli altri.

Chi impone fa poca strada, chi convince è seguito.

Basta, per cortesia, con le esasperate campagne elettorali, non siamo qui per fare governatori, officer distrettuali, presidenti, ma per fare del bene.

E’ il momento di smetterla di fare accordi, di individuare schieramenti, dove entrano in campo i cosiddetti lions di lunga esperienza che danno consigli, che favoriscono i propri prediletti, in altri termini si attivano per continuare ad avere una posizione di predominio per continuare a gestire un potere comunque effimero e temporaneo.

Le campagne elettorali le devono fare i candidati con le loro idee e i loro programma affinchè le scelte siano scevre da qualsiasi condizionamento, avendo ben chiaro, inoltre, che l’incarico di officiers distrettuale non è un premio, non è qualcosa di dovuto, ma è l’assunzione di un impegno per dedicare le proprie capacità per il raggiungimento dei nostri obiettivi.

Rafforziamo il noi.

Esaltiamo chi lavora o chi è disponibile a farlo, indipendentemente dal ruolo che egli ricopre, permettiamo a tutti coloro che lo vogliono di esprimere la loro aspirazione al servizio, sentendoci tutti sullo stesso piano, avendo ben presente che il senso di rispetto deve essere nei confronti della persona e non del ruolo che egli ricopre.

Potenziamo il senso di amicizia e quello spirito aperto affinché ogni socio ritrovi nel proprio club un rifugio, un luogo, in cui si affianca a persone in grado di offrirgli quel calore umano che gli permette di sentirsi in famiglia ,di appartenente ad una squadra, di essere disponibile, prima di tutto con il proprio cuore, a fare del proprio meglio il bene degli altri.

Lavoriamo insieme, usciamo allo scoperto, convinti che Il lionismo privato, il lionismo chiuso all’interno delle nostre sale, non è più in linea con l’evoluzione dei tempi.

Non si risolve il problema al vertice, è necessario che se ne cominci a parlare nei clubs, nelle riunioni di zona, tra i soci, attraverso un dibattito comune, attraverso la rivista, attraverso seminari, incontri.

E’ dai clubs che deve partire questa spinta, perché è sulla forza e la volontà dei clubs che si ottengono i risultati e si centrano gli obiettivi.

Lavoriamo per progetti operando insieme sulla base di un disegno comune, in un contesto operativo strutturato, evitando spinte autonomiste e concorrenziali, affinché si dia un’immagine del lionismo italiano con le caratteristiche di un complesso armonico ed organizzato.

Aumentiamo la concretezza delle nostre azioni, meno discorsi e più fatti, badando ai risultati e non alle aspirazioni individuali, che sono effimeri e si perdono nel tempo.

Operiamo su obiettivi e metodologie chiari e condivisi, dando spazio a quelle risorse che hanno competenza, entusiasmo e voglia di fare, indipendentemente dai ruoli e dai rinnovi degli incarichi annuali.

Evitiamo di lavorare da soli, accentrando i poteri e le decisioni solo ai vertici, evitando di coinvolgere le persone competenti e capaci, lasciandoli magari a riposo per evitare che possano rappresentare un ostacolo nello sviluppo dei programmi distrettuali.

E’ un approccio miope, di chi ha paura di confrontarsi e teme di sminuire il proprio livello di autorità.

Abbiamo dato un importante contributo alla riforma del terzo settore, inserendoci con le nostre competenze nella definizione della normativa, diventando interlocutori attivi e propositivi: cerchiamo di non disperdere il lavoro fatto dando continuità a quelle risorse che ci hanno permesso di raggiungere significativi risultati.

Utilizziamo questa esperienza per estenderla ad altre attività, usciamo dal solito tran tran, non dobbiamo aver paura di dare spazio a chi è capace, non temiamo di realizzare strutture idonee per tipologie tematiche e competenze, per rispondere alle nuove esigenze progettuali ed operative, facciamo una mappatura delle tante competenze a cui diamo delega, autonomia e responsabilità.

I nostri lions vogliono vedere dei risultati a fronte dei quali sono disponibili ad offrire contributi e competenze, non si accontentano più di bei discorsi e di obiettivi a breve termine, vogliono essere coinvolti, per poter partecipare nei processi operativi e decisionali, in altri termini desiderano essere protagonisti e non spettatori.

Dobbiamo passare da una struttura impostata su centri di potere ad una impostata su centri di competenza.

Abbiamo bisogno di leader, abbiamo bisogno di persone che all’unisono mettano in campo le proprie capacità e le proprie esperienze per pianificare e realizzare il nostro futuro.

La concretezza ed il coinvolgimento sono armi efficaci che creano entusiasmo e rafforzano quel senso di solidarietà che è la componente essenziale di essere lions.

I veri leader utilizzano soprattutto i migliori, li fanno salire a cavallo e li fanno galoppare il più velocemente possibile.

Il nostro modello di riferimento è l’illuminismo, dove l’uomo è al centro dell’attenzione, con la sua intelligenza, le sue capacità, il suo entusiasmo.

Non siamo soldati, non vogliamo obbedire, non vogliamo essere gestiti, ma siamo una squadra di persone di buona volontà che vogliono essere attori attivi dei nostri progetti umanitari, disponibili a condividere gli obiettivi e procedure attraverso un percorso culturale che ci convince e che condividiamo.

Esaltiamo il loro

Il loro, sono le persone più deboli, le fasce della nostra società che hanno bisogno del nostro aiuto e che ritrovano in noi un punto di riferimento, un ancora di salvezza per vivere una vita migliore.

Essere lions significa essere disponibili ad impegnarsi per il bene degli altri, avere deciso di mettere le proprie capacità intellettive e professionali al servizio della comunità, tutto il resto, le nostre cene convivali, i nostri incontri, gli illustri relatori alle nostre riunioni sono solo strumenti e mezzi per perseguire il nostro obiettivo umanitario.

La centralità del service è il nostro principale obiettivo.

E’ sul service che ci giochiamo il nostro futuro, se continueremo a far crescere nei nostri soci il piacere di servire, saranno sempre di più coloro che ci seguiranno su questa strada.

Facciamo nascere nei nostri soci l’entusiasmo ed il piacere di donare, alimentiamo quella voglia di sentirsi utili per gli altri e che trova riscontro negli occhi e nel sorriso delle persone che aiutiamo.

Il lionismo nasce dal cuore e si concretizza con la competenza e la professionalità.

Sopratutto armonizziamoci ed individuiamo adeguati processi per migliorare i nostri service, non possiamo ogni giorno inventarne uno per poi farlo morire dopo qualche mese.

Rafforziamo i nostri fiori all’occhiello.

Essi sono stelle del nostro firmamento e, prima di accenderne altre, sarebbe meglio impegnarci affinché queste non si spengano.

Sono la nostra immagine ed impegniamoci per mantenere efficienti e far crescere quelli che fanno già parte della nostra tradizione, della nostra storia e della splendida realtà di servizio che tutti noi rappresentiamo.

Smettiamola con la polverizzazione dei service, spesso legati alle persone, realizziamo quelli che sono veramente efficaci, non sulla base dei nostri desideri, delle nostre amicizie, o delle nostre aspirazioni, ma in relazione alle esigenze delle nostre comunità, delle indicazioni della nostra Associazione, sulla base delle richieste che ci pervengono dalle nostre amministrazioni.

Non pretendiamo di servire solo con le nostre risorse, ma impegniamoci per coinvolgere altri che condividono il nostro spirito umanitario disponibili a collaborare con noi.

Apriamoci verso gli altri, usciamo dai nostri gusci, non pretendiamo di lavorare solo con chi è come noi, la diversità è una ricchezza e pertanto coltiviamola, per migliorare i nostri risultati.

Rafforziamo i rapporti con le amministrazioni, ma anche con le altre associazioni che operano nei nostri comuni.

Cerchiamo di diventare catalizzatori tra i cittadini e le autorità pubbliche per promuovere azioni concrete, che ci vedono protagonisti, nel miglioramento e mantenimento del bene pubblico, attraverso opere di sensibilizzazioni, organizzando incontri, convegni, coinvolgendo la popolazione, attraverso la gestione di parti del territorio, quali parchi, strade , giardini o intervenendo con centri di assistenza per anziani, per giovani per persone malate.

Non accontentiamoci più di targhe lucenti che progressivamente vengono oscurate dal tempo.

Facciamo rete, favorendo i legami sociali, tra le varie componenti quali cittadini, autorità politiche, imprese, associazioni.

Passiamo da una struttura di supporto e finanziamento ad un associazionismo attivo che mette in campo le proprie competenze e non solo i propri denari

Permettemi di ricordare quali sono i parametri vincenti del lionismo:

Professionalità, concretezza, entusiasmo, amicizia, dedizione, libertà, passione, intelligenza, amore e soprattutto partecipazione.

A tutti voi un sincero grazie dal profondo del cuore per il vostro impegno, per ciò che fate e che farete, e per il grande senso di calore umano che mi avete sempre trasmesso.

Ed a nome di loro, i più deboli, desidero estendere a tutti voi la mia gratitudine.

Grazie per aver combattuto la miseria nel mondo.

Grazie a nome di tutte le persone che torneranno a sperare.

Grazie a nome di tutte le madri che torneranno a sorridere.

Grazie a nome di tutti bambini che non piangeranno più.

Tu non li conoscerai, loro non ti conosceranno, ma sapranno che li hai aiutati.

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