Sembrava facile … la prima volta di MK

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di Franco De Toffol

Nell’immaginario di quanti leggono i risultati rilevanti dell’attività dei Service Lions difficilmente si fa largo l’idea che avviare dei progetti umanitari possa essere una cosa complicata. Con una raccolta di interviste ai vari Service Nazionali vorremmo far vedere come anche i progetti più buoni possono incontrare difficoltà ad essere realizzati. Sentiamo come sono andati gli inizi delle operazioni di MK Onlus in Africa, e come sia stato un percorso difficile. Ce lo racconta la Presidente di MK, i Lions Italiani contro le Malattie Killer dei Bambini, Maria Clelia Antolini Fenzo.

MK vuole iniziare a lavorare in Burkina Faso, ma ……

Cara Maria Clelia, come è iniziata la vostra “avventura nel Burkina Faso”

Eravamo colpiti dall’alto tasso di mortalità infantile in Burkina Faso e, tredici anni fa, come Lions italiani decidemmo di realizzare un service che potesse ridurre questo triste fenomeno e ci mettemmo al lavoro preparando la mk onlus burkina faso lionsnostra prima missione per la vaccinazione e la cura dei bambini e, lungi dal crederci superiori in quanto europei, immaginavamo di riuscire facilmente nel nostro intento. Partimmo in sette, con quattro medici entusiasti, un carico di medicine e tanta buona volontà, pronti ad iniziare subito ad aiutare i nostri simili più sfortunati.

Immaginavate di trovare la “banda” ad accogliervi al vostro arrivo?

Beh la banda no, ma neanche tutte le difficoltà che incontrammo fin dalla scaletta dell’aereo all’aeroporto di Ouagadougou quando, come un pugno nello stomaco, il benvenuto ci fu dato da caldo, aria umida e afosa, terra rossa che si alzava dal terreno togliendoci il respiro.

Piombammo in un mondo inaspettato: centinaia di biciclette correvano dalle cinque del mattino su piste di terra rossa portata dal vento del deserto; donne accovacciate sui cigli delle strade a vendere i pochi prodotti dei loro orti, talune con i bambini che piangevano sistemati nei “pagne” sulla schiena o aggrappati alle loro gonne coloratissime. Migliaia di baracche con mercanzia di ogni genere e musica che sovrastava qualsiasi altro rumore.

Per fortuna eravamo attesi da un volontario della ONG “Mani Tese” che ci ospitò per tutto il soggiorno e ci accompagnò in tutti gli uffici che avrebbero potuto aiutarci ed indirizzarci.

 

Raccontaci del primo impatto con la burocrazia locale.

Per prima cosa ci demmo da fare per essere ricevuti al Ministero della Salute per presentare il nostro progetto, spiegando i nostri obiettivi. Bussammo a varie porte, ma dopo ore di anticamera ci sentivamo ripetere sempre lo stesso ritornello: “i bambini erano già vaccinati grazie all’Organizzazione Mondiale della Sanità e i nostri progetti e le nostre richieste sarebbero stati esaminati solo se presentati secondo un ben preciso iter burocratico”.

Col passare dei giorni ci sentivamo sempre più frustrati; il nostro entusiasmo lentamente si andava trasformando in delusione e coscienza della nostra inutilità. Perfino i nostri medicinali non venivano accettati perché non inseriti nel rigido protocollo ministeriale.

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Non vi ha colto lo sconforto pensando di piantare tutto e tornare in Italia?

Per fortuna le difficoltà fino a quel momento incontrate ci hanno temprato ed eravamo sempre più fermi nel voler portare avanti la nostra missione.

Il Burkina Faso, ex colonia francese, dai transalpini aveva ereditato burocrazia, organizzazione amministrativa e qualche perplessità sugli “italiani”. Ci rendemmo conto che, senza una guida o un forte appoggio locale, non saremmo mai riusciti ad incontrare le persone che contavano.

Ci rivolgemmo allora ai Lions locali, che si convinsero dell’onestà del nostro desiderio di aiutare i bambini bisognosi e firmarono un protocollo di collaborazione.

Allora oramai era fatta!

Proprio sì! Da quel momento tutte le porte si aprirono: fummo ricevuti da Chantal Compaore’, la “première dame”, moglie del Presidente della Repubblica e da vari Ministri con cui firmammo le convenzioni per poter operare.

Il nostro service partì con il vento in poppa ed iniziammo a lavorare con ottimi risultati che ci fecero ottenere il rinnovo degli accordi anche negli anni successivi.

Tutto da allora divenne estremamente facile e, con il supporto dei Lions di tutt’Italia, continuiamo a lavorare anche ai giorni nostri, per i bambini malati o abbandonati.

Grazie Maria Clelia e ….. buon lavoro

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