Tema di studio nazionale 2019-2020

 

Un calcio al bullismo

 

 

Il Congresso Nazionale di Montecatini ha scelto per l’anno in corso il Tema “Un calcio al bullismo” Tema di grande spessore; una problematica di grande attualità che non manca di preoccupare.

I Lions italiani possono fare tanto, nel pieno rispetto del principio Lionistico che ci impegna a partecipare attivamente al bene civico, culturale, sociale, morale della comunità.  Per noi la comunità è un aggregato sociale, il cui collante non sono gli interessi economici ma i valori, in primis quelli della persona.

Diverse sono le cose che noi possiamo mettere in campo, in primis, sicuramente l’informazione, che potrebbe svilupparsi attraverso convegni interdisciplinari. Interdisciplinari e non multidisciplinari con l’antropologia, la psicologia, la criminologia, la psichiatria, la pedagogia, il diritto a tante altre discipline “contigue” che dialogano, analizzano, si confrontano.

Da questa operazione, che può inserirsi in un quadro più vasto e articolato, attraverso un impegno destinato a mantenersi nel tempo, potremmo ottenere almeno tre risultati: definire il fenomeno; sensibilizzare l’opinione pubblica; individuare ogni possibile via di contrasto e di normalizzazione.

La parola bullismo, di recente acquisizione, si richiama all’inglese “bullying” e sta a indicare la messa in atto di una serie di episodi di reiterata prevaricazione a danno di coetanei, tendenzialmente in un ambiente scolastico, proprio uno dei luoghi deputati alla formazione e alla crescita dei nostri giovani, in un’età compresa tra i 6 i 19 anni. Non è un fenomeno nuovo, ma mentre andando indietro nel tempo si manifestava attraverso scherzi pesanti, ora si parla di violenza psicologica o vera e propria aggressione fisica nei confronti delle vittime designate.

La “rete”, ossia la massima espressione delle nuove forme di comunicazione, può diventare una rete a tutti gli effetti, come quelle che usano i pescatori per catturare le loro prede o quella di cui si servivano i gladiatori per immobilizzare i propri avversari. Non a caso la rete rappresenta simbolicamente inganno ed insidia.

Come Lions dobbiamo impegnarci per contribuire a liberare quanti sono finiti nelle maglie di questa rete; una rete che è certamente una straordinaria opportunità per comunicare, conoscere e conoscersi, ma anche un rischio “ossia un pericolo prevedibile che il soggetto sceglie, più o meno consapevolmente, di affrontare nell’avviare le proprie attività fisiche e/o mentali e per effetto delle quali si produrrà un evento avverso” (Luhmann 1996).

Un altro aspetto è la responsabilità, espressa in varie declinazioni come responsabilizzazione e come responsabilizzare. Non è sufficiente far riferimento alle norme per fronteggiare il fenomeno, se non sono accompagnate da una predisposizione particolare ovvero essere in grado di prevedere le conseguenze del proprio comportamento e intervenire, se è il caso, per poi per correggere il cammino.

Responsabilizzazione significa indurre nei giovani una particolare predisposizione etica nel solco della weberiana “etica della responsabilità”, un criterio di vita che, prescindendo dal richiamo a superiori, inderogabili principi, “induce chi agisce a tenere sempre presente le conseguenze di ciò che si compie, gli effetti della propria azione. Un’etica che appunto non è assoluta ma relativa e che per noi deve avere un unico irrinunciabile punto fermo: il rispetto della dignità dell’Uomo che consegue dalla consapevolezza dei propri comportamenti.

Cosa va fatto allora!? Sicuramente necessita un coinvolgimento importante delle scuole e delle famiglie, due categorie che sono chiamate a svolgere un ruolo fondamentale nell’educazione, ma che spesso vede proprio le famiglie, complice il mutamento di stili di vita, a delegare alle istituzioni e alle scuole il compito di trasmettere i giusti valori per una corretta crescita. Il ruolo genitoriale non può essere assolutamente sostituito, così come la scuola deve rappresentare una realtà educativa, che deve agire in maniera efficace in piena sintonia con la famiglia nel creare corretti modelli comportamentali.

Quello che dobbiamo arrivare a realizzare è accrescere la sensibilità nei confronti di un fenomeno sociale che rischia di degenerare, complice una realtà virtuale, che consente al bullo di nascondersi dietro un PC e colpire coetanei maggiormente fragili e indifesi.

 

M.Giovanna Gibertoni DG Distretto 108 TB

Vinicio Serino PDG Distretto 108 LA

 

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